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Gerardo Iannella
LE SPIAGGE DI SCALEA

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ITINERARI STORICI di Gerardo Iannella, Antonio Pappaterra e Rina D'Esposito

Scalea è uno dei comuni più estesi della Riviera dei Cedri: quella parte di territorio calabrese che, compreso tra la fascia costiera dell'alto tirreno cosentino e le appendici occidentali del Massiccio del Pollino, deve il suo nome alla coltivazione di cedro, agrume che ha trovato qui il suo habitat naturale.

Tutta la costa è caratterizzata da promontori rocciosi a picco sul mare ricchi di grotte naturali abitate sin dall'epoca preistorica, borghi antichi pieni di fascino e testimonianze storiche di varie epoche a sottolineare uno spessore storico e culturale ancora poco conosciuto.

Verso SUD

Da Scalea percorrendo la SS. 18 verso sud, oltrepassando il fiume Lao, entriamo nel territorio di Santa Maria del Cedro; per raggiungere il paese e il centro storico, a circa 120 metri s.l.m., dobbiamo allontanarci dal bivio principale di qualche chilometro. Numerose le testimonianze archeologiche presenti: dai resti dell'antica città magno greca Laos nella frazione di Marcellina, ai ruderi del Castello di San Michele con l'annessa basilica e l’acquedotto normanno nella valle del fiume Abatemarco; ancora visibili i resti della chiesetta basiliana di Sant’Andrea e di tre torri di avvistamento edificate dai Bizantini. E' datato XVI secolo il cosiddetto Carcere delle Imprese, oggi Palazzo Gabriele Marino e sede del "Museo del Cedro", esposizione permanente dedicata alle produzioni locali. Per gli Ebrei il cedro è il frutto per eccellenza e lo usano durante la Sukkot, una delle loro feste più importanti, che celebrano a fine Settembre: tra fine agosto e inizio settembre i sacerdoti ebraici raggiungono le località della Riviera dei Cedri per selezionare di persona i frutti migliori da inviare alle comunità ebraiche sparse in tutto il mondo.

Torniamo sulla statale, continuando verso sud incontriamo il bivio per Grisolia; per raggiungere il centro abitato, arroccato su un colle a circa 465 metri s.l.m, bisogna percorrere alcuni chilometri. Il centro storico, di origine medioevale, è un intrigo di vicoli, scale, archi e supporti; su molti portali spiccano stemmi gentilizi. E' possibile visitare la chiesa di S. Antonio da Padova, costruita nel XV secolo e ristrutturata di recente, il Santuario di San Rocco e il Palazzo Ducale, con i suoi splendidi giardini pensili e sede del Museo Civico Etnografico che raccoglie oggetti della cultura contadina locale.

Proseguendo sulla SS 18 raggiungiamo un quadrivio, svoltando a sinistra e percorrendo la strada provinciale ci ritroviamo a Maierà, su un colle a 360 metri s.l.m. separato dal vicino abitato di Grisolia da un burrone in cui scorre il torrente Vaccuta (i due paesi distano solo poche centinaia di metri in linea d'aria). Numerose le chiese e i palazzi sparsi nel borgo: dalla Chiesa di Santa Maria del Piano con affreschi rinascimentali alla chiesa normanna di Santa Maria del Casale, dal Palazzo Ducale realizzato tra il XIV e il XV secolo al Palazzo Vaccaro-Biondi di probabile origine ottocentesca. Diverse le zone di interesse archeologico, come la Grotta di San Domenico abitata tra il VII e il VIII secolo e la Grotta di Santa Maria a Romano dove sono stati rinvenuti cocci di anfore e resti metallici. Da visitare il Museo del Peperoncino, unico nel suo genere, che racconta la storia del "diavolillo" tanto apprezzato in tutto il mondo.

Al quadrivio precedente, svoltando a destra entriamo a Cirella, frazione di Diamante. Alla sinuosa e maestosa scogliera, segue un lungo tratto di spiaggia dominata dall'omonima isola su cui sono ben visibili i resti di una torre di guardia del XV secolo. Questo territorio è stato abitato dall'uomo sin dalla preistoria come si evince dai ritrovamenti nella Grotta dello Scoglio di San Giovanni. L'antica cittadina, nata come sub colonia della greca Sibari, fu distrutta in diversi periodi storici, tra l'altro da Annibale e dai Saraceni. Nel X secolo fu ricostruita sul promontorio dove attualmente si vedono i ruderi, ma anche qui subì distruzioni prima ad opera dei pirati capeggiati da Barbarossa e in ultimo dalle truppe napoleoniche. Si possono ammirare ancora i resti del castello costruito nel XVIII secolo, del convento di San Francesco di Paola risalente al XVI secolo e della chiesa di San Nicola Magno, al cui interno si notano ancora tracce di affreschi. Nelle immediate vicinanze, alla fine degli anni '90, è stato costruito un anfiteatro che ospita durante la stagione estiva spettacoli teatrali e musicali. Nella chiesa parrocchiale di S. Maria de Flores sono conservate delle sculture medievali, un busto della Madonna con Bambino e vari opere provenienti da una chiesa di Cirella Vecchia.

Proseguendo verso sud arriviamo a Diamante, la Città dei Murales, per i numerosi affreschi che decorano i muri del centro storico, e del Peperoncino, al quale è dedicata la manifestazione Peperoncino Festival che si svolge ogni anno a settembre. E' un borgo nato intorno al 1500, in cui stretti vicoli si intersecano in modo irregolare confluendo sulle piazze e sulle vie del lungomare "vecchio", sicuramente uno dei più suggestivi di tutta la Riviera dei Cedri. Nel punto più alto del centro storico c’è la chiesa della Madonna dell’Immacolata, edificata nel XVII secolo per volontà del principe Tiberio Carafa, con annessa cappella delle Anime del Purgatorio, punto d'appoggio per l'elevazione del campanile; su una delle pareti esterne della chiesa, in alto, c'è un murales a mosaico che racconta l’antica storia della Calabria.

Spostiamoci nell'entroterra, percorrendo la strada provinciale SP14 arriviamo a Buonvicino, la terra di San Ciriaco, il santo patrono che visse qui in epoca bizantina. Arroccato a 400 metri s.l.m. nella valle del torrente Corvino, questo antico borgo circondato da tante frazioni rappresenta una delle porte d'accesso naturale al Parco Nazionale del Pollino. La Chiesa Madre, edificata nel tardo 500, è dedicata a S. Ciriaco, conserva le reliquie e una statua in argento del Santo; un'altra grossa statua in bronzo sovrasta il paese dallo sperone roccioso Zaccaniello. Il centro storico è molto caratteristico, con vicoli e vicoletti che si affacciano verso il mare e sul sottostante torrente Corvino, nei cui pressi, a circa due chilometri dal paese, c'è la Grotta di San Ciriaco, dove il santo da giovane andava a pregare. Sopra la grotta, nel 1930, fu costruita la Chiesa della Grotta di San Ciriaco, piccola, di colore bianco e con accanto un campanile, mentre sul Monte della Neve, ad una altezza di 720 metri s.l.m., c'è il Santuario della Madonna della Neve, costruito nel XVIII secolo.

Torniamo sulla la SS 18 e proseguiamo verso sud, dopo circa 10 chilometri incontriamo Belvedere Marittimo, la città dell'Amore, secondo la tradizione popolare nel convento dei Cappuccini ci sono le reliquie di San Valentino. La marina, dove prima sorgevano case di pescatori, è oggi un attrezzato centro balneare, sono ancora visibili i ruderi della Torre del Tirone ed è possibile visitare l'antica chiesa del Rosario di Pompei, sul cui portale in pietra arenaria è inciso l'anno 1091. Il borgo medievale è invece arroccato a 150 metri s.l.m., a due chilometri dalla costa, sovrastato dal castello di origine normanna ma ricostruito dagli Aragonesi che conserva ancora due torri cilindriche e parte del ponte levatolo. Delle mura di cinta restano solo dei ruderi, mentre le quattro porte di accesso sono in perfetto stato. Il convento dei Cappuccini, di architettura barocca, è dedicato al patrono S. Daniele, francescano che nacque qui nel XII sec. Un importante crocifisso ligneo, risalente secondo alcuni al Seicento, è presente nella chiesa detta appunto del "Crocifisso".

Verso EST

Da Scalea, percorrendo la provinciale S.P. 3 (ex S.S. 504), dopo circa dieci chilometri arriviamo a Santa Domenica Talao, a 304 metri s.l.m., tipico borgo medioevale sviluppatosi intorno alla chiesa madre. Ritrovamenti di manufatti risalenti all’età preistorica testimoniano la presenza dell’uomo primitivo su questo territorio. In epoca bizantina-normanna i monaci basiliani fondarono monasteri e chiese tra cui quella dedicata a Santa Domenica. Ex feudo di Scalea, nel 1864 divenne comune autonomo e al vecchio nome Santa Domenica fu aggiunto Talao che significa al di qua del Lao, il fiume più importante del Parco Nazionale del Pollino. Numerosi i palazzi padronali, di cui restano ancora oggi gli artistici portali in pietra locale: il Palazzo Campagna, con il suo maestoso portale bugnato, è quello meglio conservato. Nella chiesa medievale di San Giuseppe c'è una tela della Sacra Famiglia del '600 e una croce processionale d'argento del '700, nel piano inferiore ci sono sei stanze tombali. In località Torre di Lippa sono ancora visibili dei ruderi di un monastero Bizantino edificato intorno al VII secolo. Affacciandosi dalla piazza principale si può ammirare uno splendido panorama che spazia da Capo Scalea a Capo Cirella.

Continuando sulla S.P. 3, dopo un paio di chilometri, incontriamo Tremoli, frazione di Papasidero che raggiungeremo dopo aver percorso una decina di chilometri di strada tortuosa. Siamo a 210 metri s.l.m., tra i monti e le gole del Massiccio del Pellegrino, nel Parco Nazionale del Pollino, sulla riva sinistra del fiume Lao. Abitata nel paleolitico, come dimostra il graffito della Grotta del Romito, risalente a oltre 12000 anni fa e ritrovato nel 1961 a circa 15 chilometri dal centro abitato, deve probabilmente il suo nome a Papa Isidoros, capo della comunità basiliana che popolava la valle. Da vecchi documenti del XIII secolo Papasidero viene descritto come centro abitato cinto da mura e difeso da un castello, i cui resti sono ancora oggi visibili. Il borgo presenta una struttura tipicamente medioevale, con piccoli vicoli e scorci suggestivi, scalinate in pietra che s'inerpicano sul costone e portali in pietra scolpita con gli stemmi delle famiglie della borghesia locale. Da visitare il suggestivo Santuario della Madonna di Costantinopoli, ai piedi di un costone di roccia a strapiombo sul fiume, raggiungibile attraverso un ponte fatto costruire intorno al 1900 sui resti di un altro (ancora visibile) di epoca medievale; conserva un importante affresco raffigurante la Madonna con Bambino e una statua in legno della Vergine della fine del ‘600.

Riscendendo a valle, dopo aver riattraversato Tremoli seguiamo le indicazioni per Orsomarso, piccolo comune che da il nome alla catena montuosa omonima, espansione sud-occidentale del Parco Nazionale del Pollino. Siamo a 120 metri s.l.m., nella valle del fiume Argentino. La sua storia è legata ai monaci basiliani che fecero dell'attuale comprensorio di Orsomarso il centro monastico denominato "Mercurion", come testimoniano la chiesa di S. Maria di Mércuri e i ruderi appartenenti probabilmente all'omonima abbazia. La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Giovanni Battista, custodisce affreschi del XVII, in quella del Salvatore è conservata una tela che in molti attribuiscono a Luca Giordano. Suggestiva la Grotta della Madonna di Lourdes, di fronte all’abitato, caverna naturale con stalattiti che ospita la statua della Vergine. Il centro storico è raccolto intorno alla Torre dell’Orologio da cui si gode un'eccezionale vista.

Verso NORD

Da Scalea, seguendo la SS 18 verso nord, superata la località Baia del Carpino, incontriamo San Nicola Arcella. Il paese, ex feudo di Scalea, divenne autonomo nel 1914, sorge su un promontorio a picco sul mare alto circa 110 metri e sovrasta una spiaggia concava delimitata a sud dalla scogliera su cui svettano i ruderi della Torre di Crawford e a nord dall'Arco Magno, insenatura che da accesso ad una spiaggetta nella cui sabbia scorre una sorgente di acqua dolce. Diversi i ritrovamenti di ville romane; nel periodo bizantino-normanno i monaci basiliani costruirono un monastero con annessa chiesetta dedicata a S. Nicola dei Greci di cui sono ancora visibili i ruderi. Per difendersi dai continui attacchi dei pirati furono costruite due torri di difesa: Torre del Porto e Torre Dino, in quella del porto soggiornò spesso il romanziere americano Crawford, ecco perché oggi tutti la conoscono come la Torre di Crawford. Da vedere la chiesa di San Nicola da Tolentino che ha sulla facciata statue in pietra del santo e i ruderi del Palazzo del Principe costruito nel XVII secolo in località Dino, promontorio da cui si può ammirare l'Isola di Dino.

Continuando a percorre la statale scorgiamo sulla sinistra l'isola di Dino e quindi Praia a Mare, le cui grotte del Monte Vingiolo furono abitate sin dall'età della pietra e che oggi sono luogo di culto per la presenza del Santuario della Madonna della Grotta, edificato nel XV secolo, raggiungibile mediante una serie di gradinate. Per anni il suo nome è stato Praia di Aieta perché contrada della montana Aieta, nel 1928 divenne comune autonomo assumendo l'attuale nome. In località Fiuzzi è possibile vedere il castello di costruzione normanna risalente al secolo XIV e la Torre costruita nel XVI secolo, voluta da Carlo V per essere inserita nel sistema di torri a difesa della costa. Di fronte la scogliera di Fiuzzi s'innalza l'isola di Dino, oltre 50 ettari di macchia mediterranea costituita da rocce calcaree, che con l’erosione hanno dato vita a grotte davvero uniche come la Grotta Azzurra e la Grotta del Leone. Il Museo Comunale ospita una raccolta permanente d'arte moderna e contemporanea.

Da Praia a Mare, dopo aver percorso per circa otto chilometri una strada piena di curve, ma con un panorama mozzafiato, arriviamo ad Aieta, a 525 metri s.l.m., territorio compreso nel Parco Nazionale del Pollino. Il suo nome deriva dal greco "aetòs" (aquila), una volta presente in queste zone che furono abitate fin dalla preistoria, come provano alcuni ritrovamenti del paleolitico e del neolitico. Il primo insediamento risale al VI secolo in una località ancora oggi chiamata "Ajeta Vetera", sul monte Calimaro, ma le avversità naturali spinse gli Aietani a spostarsi nell'attuale centro abitato. Dall'epoca della dominazione normanna fino agli inizi del 1800 la storia di Aieta è ricca di passaggi di feudatari. Da visitare il Palazzo feudale del XIII secolo, con la meravigliosa facciata rinascimentale e con l'arioso loggiato a cinque archi poggianti su colonne toscane, dichiarato monumento nazionale nel 1913. Il centro storico è ricco di portali in pietra del '700 e del '800, opera di bravi scalpellini locali. Nella chiesa parrocchiale della Visitazione, costruita dove già esisteva una piccola chiesa di epoca normanna, c'è un prezioso organo di scuola napoletana.

Proseguendo verso Nord, entriamo nel territorio di Tortora, ultimo comune della Calabria, il ponte sul fiume Noce segna il confine con Maratea, l'unica località lucana che affaccia sul mar Tirreno. La Marina di Tortora è la zona turistica balneare, il centro storico è nell'entroterra a circa sei chilometri dalla costa in posizione collinare a 400 metri s.l.m., nel territorio del Parco Nazionale del Pollino. Nelle grotte del Rosaneto di Torre Nave sono state ritrovate testimonianze di insediamenti umani preistorici. Scavi archeologici hanno portato alla luce anche i resti dell'antica città di Blanda Julia, tuttora esposti nel Palazzo Casapesenna, sede della mostra perenne "Archeologia per Tortora: frammenti dal passato". Da vedere la chiesa del Purgatorio del XII secolo, la più antica del paese, con un monumentale portale romanico ricco di simboli e intagli in pietra, la chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo, dove sono conservate il frontale di un sarcofago del III secolo e colonne doriche provenienti da Blanda Julia, e il palazzo Lomonaco che ospitò Giuseppe Garibaldi nel 1860, come testimonia la lapide presente sulla facciata.

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